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Restauro del Germanico

Restauro del Germanico

Trovato in Sabina, il Germanico è menzionato da P.E. Visconti, nel Catalogo di Sculture Antiche del Museo Torlonia: La testa, trovata in parte, ma ridotta in minuti frammenti, venne con la guida di quegli avanzi restituita dal ristauro; come altresì una parte del braccio e della gamba dritta." La scultura venne restaurata dopo il ritrovamento, completando in gesso le parti mancanti o troppo deteriorate. Originale in bronzo è il busto con la gamba flessa, di restauro sono la testa, entrambe le braccia, la gamba dritta e la base con il panneggio. A sostenere la struttura venne introdotta all'interno una complessa armatura in ferro. Le reintegrazioni, ben eseguite sotto il profilo stilistico del modellato, vennero poi patinate con un colore scuro per conferire all'opera un aspetto unitario.
 

Restauro del Germanico

Trovato in Sabina, il Germanico è menzionato da P.E. Visconti, nel Catalogo di Sculture Antiche del Museo Torlonia: La testa, trovata in parte, ma ridotta in minuti frammenti, venne con la guida di quegli avanzi restituita dal ristauro; come altresì una parte del braccio e della gamba dritta." La scultura venne restaurata dopo il ritrovamento, completando in gesso le parti mancanti o troppo deteriorate. Originale in bronzo è il busto con la gamba flessa, di restauro sono la testa, entrambe le braccia, la gamba dritta e la base con il panneggio. A sostenere la struttura venne introdotta all'interno una complessa armatura in ferro. Le reintegrazioni, ben eseguite sotto il profilo stilistico del modellato, vennero poi patinate con un colore scuro per conferire all'opera un aspetto unitario.
 

Dopo aver riempito e ricoperto con terra refrattaria le singole forme di cera, il fonditore le riscalda per disperdere la cera stessa. Nella intercapedine creatasi tra le due pareti di terra refrattaria, veniva successivamente colato il bronzo fuso, in modo da riprodurre esattamente la forma della cera perduta. La riuscita del processo di fusione è provata dalla mancanza di difetti grossolani, in queste prime fasi critiche della lavorazione, dove anche il più piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Dopo aver riempito e ricoperto con terra refrattaria le singole forme di cera, il fonditore le riscalda per disperdere la cera stessa. Nella intercapedine creatasi tra le due pareti di terra refrattaria, veniva successivamente colato il bronzo fuso, in modo da riprodurre esattamente la forma della cera perduta. La riuscita del processo di fusione è provata dalla mancanza di difetti grossolani, in queste prime fasi critiche della lavorazione, dove anche il più piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Su tutta la superficie del Germanico, si trova una grande quantità di tasselli di riparazione eseguiti a freddo e poi martellati, per correggere difetti dovuti a bolle d'aria, cricche e saldature: i tasselli di forma irregolare, assenti in ambito greco, diventano comuni in età romana.

Su tutta la superficie del Germanico, si trova una grande quantità di tasselli di riparazione eseguiti a freddo e poi martellati, per correggere difetti dovuti a bolle d'aria, cricche e saldature: i tasselli di forma irregolare, assenti in ambito greco, diventano comuni in età romana.

La cera veniva applicata all’interno di calchi negativi tratti dal modello originale del Germanico utilizzando larghe lastre preparate precedentemente, in modo da ottenere uno spessore omogeneo di quella che sarebbe poi diventata la parete bronzea.

La cera veniva applicata all’interno di calchi negativi tratti dal modello originale del Germanico utilizzando larghe lastre preparate precedentemente, in modo da ottenere uno spessore omogeneo di quella che sarebbe poi diventata la parete bronzea.

Si distinguono ancora, sulla superficie del bronzo, i segni lasciati da un raschiatore, che, solcando leggermente la superficie, ha lasciato delle tracce lucenti e brillanti; tale strumento, simile ad uno strigile usato dal fonditore per lisciare la ruvida superficie del bronzo dopo il getto, è rappresentato sulla famosa <em>Kylix</em> del Pittore della Fonderia, conservata a Berlino.

Si distinguono ancora, sulla superficie del bronzo, i segni lasciati da un raschiatore, che, solcando leggermente la superficie, ha lasciato delle tracce lucenti e brillanti; tale strumento, simile ad uno strigile usato dal fonditore per lisciare la ruvida superficie del bronzo dopo il getto, è rappresentato sulla famosa Kylix del Pittore della Fonderia, conservata a Berlino.

Al termine della fusione delle varie parti costituenti la scultura, avviene il ricongiungimento per saldatura e con la regolarizzazione delle linee di giunzione, mediante tasselli, il fonditore usa ogni accorgimento per conferire all'opera un vivace effetto naturalistico. La saldatura, eseguita con una lega simile al bronzo della scultura, rappresenta spesso la zona di maggiore fragilità di un’opera fusa in parti separate.

Al termine della fusione delle varie parti costituenti la scultura, avviene il ricongiungimento per saldatura e con la regolarizzazione delle linee di giunzione, mediante tasselli, il fonditore usa ogni accorgimento per conferire all'opera un vivace effetto naturalistico. La saldatura, eseguita con una lega simile al bronzo della scultura, rappresenta spesso la zona di maggiore fragilità di un’opera fusa in parti separate.

Un’impronta naturalistica viene resa all’opera con l’inserimento di lamine di rame sui capezzoli; questo fa supporre che sul viso dovevano distinguersi le labbra e forse anche gli occhi.

Un’impronta naturalistica viene resa all’opera con l’inserimento di lamine di rame sui capezzoli; questo fa supporre che sul viso dovevano distinguersi le labbra e forse anche gli occhi.

Restauro del Germanico

Restauro del Germanico

Dopo aver riempito e ricoperto con terra refrattaria le singole forme di cera, il fonditore le riscalda per disperdere la cera stessa. Nella intercapedine creatasi tra le due pareti di terra refrattaria, veniva successivamente colato il bronzo fuso, in modo da riprodurre esattamente la forma della cera perduta. La riuscita del processo di fusione è provata dalla mancanza di difetti grossolani, in queste prime fasi critiche della lavorazione, dove anche il più piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Dopo aver riempito e ricoperto con terra refrattaria le singole forme di cera, il fonditore le riscalda per disperdere la cera stessa. Nella intercapedine creatasi tra le due pareti di terra refrattaria, veniva successivamente colato il bronzo fuso, in modo da riprodurre esattamente la forma della cera perduta. La riuscita del processo di fusione è provata dalla mancanza di difetti grossolani, in queste prime fasi critiche della lavorazione, dove anche il più piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Su tutta la superficie del Germanico, si trova una grande quantità di tasselli di riparazione eseguiti a freddo e poi martellati, per correggere difetti dovuti a bolle d'aria, cricche e saldature: i tasselli di forma irregolare, assenti in ambito greco, diventano comuni in età romana.

Su tutta la superficie del Germanico, si trova una grande quantità di tasselli di riparazione eseguiti a freddo e poi martellati, per correggere difetti dovuti a bolle d'aria, cricche e saldature: i tasselli di forma irregolare, assenti in ambito greco, diventano comuni in età romana.

La cera veniva applicata all’interno di calchi negativi tratti dal modello originale del Germanico utilizzando larghe lastre preparate precedentemente, in modo da ottenere uno spessore omogeneo di quella che sarebbe poi diventata la parete bronzea.

La cera veniva applicata all’interno di calchi negativi tratti dal modello originale del Germanico utilizzando larghe lastre preparate precedentemente, in modo da ottenere uno spessore omogeneo di quella che sarebbe poi diventata la parete bronzea.

Si distinguono ancora, sulla superficie del bronzo, i segni lasciati da un raschiatore, che, solcando leggermente la superficie, ha lasciato delle tracce lucenti e brillanti; tale strumento, simile ad uno strigile usato dal fonditore per lisciare la ruvida superficie del bronzo dopo il getto, è rappresentato sulla famosa <em>Kylix</em> del Pittore della Fonderia, conservata a Berlino.

Si distinguono ancora, sulla superficie del bronzo, i segni lasciati da un raschiatore, che, solcando leggermente la superficie, ha lasciato delle tracce lucenti e brillanti; tale strumento, simile ad uno strigile usato dal fonditore per lisciare la ruvida superficie del bronzo dopo il getto, è rappresentato sulla famosa Kylix del Pittore della Fonderia, conservata a Berlino.

Al termine della fusione delle varie parti costituenti la scultura, avviene il ricongiungimento per saldatura e con la regolarizzazione delle linee di giunzione, mediante tasselli, il fonditore usa ogni accorgimento per conferire all'opera un vivace effetto naturalistico. La saldatura, eseguita con una lega simile al bronzo della scultura, rappresenta spesso la zona di maggiore fragilità di un’opera fusa in parti separate.

Al termine della fusione delle varie parti costituenti la scultura, avviene il ricongiungimento per saldatura e con la regolarizzazione delle linee di giunzione, mediante tasselli, il fonditore usa ogni accorgimento per conferire all'opera un vivace effetto naturalistico. La saldatura, eseguita con una lega simile al bronzo della scultura, rappresenta spesso la zona di maggiore fragilità di un’opera fusa in parti separate.

Un’impronta naturalistica viene resa all’opera con l’inserimento di lamine di rame sui capezzoli; questo fa supporre che sul viso dovevano distinguersi le labbra e forse anche gli occhi.

Un’impronta naturalistica viene resa all’opera con l’inserimento di lamine di rame sui capezzoli; questo fa supporre che sul viso dovevano distinguersi le labbra e forse anche gli occhi.

Non tutte le fasi di costruzione di una grande scultura in bronzo si possono dedurre dall’osservazione dell’opera finita e, soprattutto, quando non sia possibile esaminare le superfici interne, dove i segni indelebilmente impressi, testimoniano le diverse fasi di costruzione; in particolare, nel Germanico, dove il gesso delle ricostruzioni, aveva invaso molto dello spazio interno. È stato tuttavia possibile riconoscere i segni della tecnica metallurgica, a cera persa col metodo indiretto, impiegata per la realizzazione dell'opera, dalla stesura delle cere di fonderia, fino alla saldatura delle parti fuse separatamente.
La metodologia adottata per il restauro del Germanico è stata impostata sulla base dei risultati ottenuti dalle indagini preliminari, chimiche e fisiche.
Scopo principale dell’intervento è consistito nel recupero di una superficie bronzea originaria, ricca più di segni lasciati dalla mano dell’artista che di danni provocati dalla corrosione. Una patina stabile e compatta, esteticamente pregevole, infatti, facilita ed esalta la piena godibilità della finezza del modellato.
Sono stati inizialmente eseguiti alcuni tasselli di pulitura, con lo scopo di esplorare la sequenza stratigrafica dei sedimenti e dei prodotti di corrosione, individuando il livello di pulitura che maggiormente evidenziava e rispettava la superficie originaria, più ricca di contenuto informativo e qualificativo, più stabile nei prodotti di corrosione, più pregiata esteticamente. E' stata quindi completata la pulitura, condotta meccanicamente,  dai prodotti estranei, potenzialmente dannosi, depositatisi sulla superficie,  si è poi proseguito con la inibizione della corrosione che, a causa dell'umidità presente nell’atmosfera, si era instaurata sulle superfici bronzee; la stuccatura delle piccole mancanze e delle lesioni; ed infine il trattamento pittorico della superficie bianca del gesso, per raccordarla cromaticamente alle specifiche qualità tonali del bronzo e facilitare la lettura dell’opera distinguendo il rifacimento dall'originale.
L’intervento è stato accuratamente documentato attraverso, riprese fotografiche e videoendoscopiche, analisi chimiche e fisiche, per determinare la composizione della lega metallica, dei depositi superficiali e delle patine oltre che mappature grafiche relative alla tecnica di fabbricazione e al restauro ottocentesco.